"Non ti ho amato per scherzo"
(Gesù ad Angela)
.
L'itinerario spirituale di Angela, come forse quello di ogni mistico, non è un salire in linea retta, ma un procedere a spirale, a mo' di tornanti di una strada di montagna. In questo suo salire verso la vetta della ’montagna di Dio’, Angela conta trenta passi (ridotti poi a 26 da frate Arnaldo) che si possono facilmente sintetizzare in tre tappe chiamate da lei espressamente trasformazioni.
La Prima Trasformazione.
La prima trasformazione rappresenta la parte ascetica, va dalla conversione al viaggio in Assisi (1285-1291) e comprende i primi venti passi.
La conversione.
Angela ricorda così l'inizio della sua conversione: ’Il primo passo è la conoscenza del peccato: l'anima viene presa da un gran timore dell'inferno e piange lacrime amare. Il secondo passo è la confessione: l'anima in esso prova vergogna e amarezza; ancora non sente l'amore, ma il dolore’.È il primo atto di riflessione autentico sulla propria vita e nello stesso tempo l'avvertimento e la vertigine dell'abisso. Le si aprono, quasi per incanto, gli occhi che non fanno fatica a vedere con estrema chiarezza tutta una vita di peccato, il terrore della dannazione. La luce del sole divino però le viene incontro illuminando l'iter dei suoi trentasette anni, e il pianto, finalmente, le concede un po' di consolazione. L'unico modo per venirne fuori allora come ora, è una buona confessione, nella quale ci si può scaricare del peso del peccato che ha reso amara la vita fino a farla diventare insopportabile. Pure incalzata e spaventata dalla sue numerose e gravi colpe, Angela non riesce tuttavia a confessarsi perché si fida ancora troppo di se stessa. Crede di potersela cavare con le sue forze, come ha fatto in tante altre occasioni, ma non ottiene l'effetto sicché, ogni volta, si ritrova prostrata, avvilita e scoraggiata: il ’nemico’ non la lascia in pace. Per questo giorno e notte viene tormentata dalla coscienza, e il tormento e l'angoscia non cessano; è solo a un passo dalla dannazione!
Implorazione a san Francesco
Non potendone più comincia a cedere e supplica e invoca il Santo di Assisi che a Foligno è di casa. A Foligno Francesco, aveva vendute le migliori stoffe dal fondaco del padre insieme al cavallo davanti alla cattedrale, utilizzando il ricavato per ricostruire la chiesetta di S. Damiano. Francesco, invocato da Angela, le appare durante la notte sotto le sembianze di una persona anziana e non senza un rimprovero: ’Sorella, se me lo avessi chiesto prima (cioè se prima avessi riconosciuto la tua miseria e la misericordia di Dio), prima ti avrei accontentata. Ma ciò che chiedi ti e concesso’. È una concessione, non un diritto.
Prima confessione
Adesso può fare ’una totale confessione’ perché esplicitamente riconosce: ’era Dio che in quel momento agiva in me’. Non avendo trovato il confessore desiderato nella vicina chiesa di S. Francesco, va alla cattedrale di S. Feliciano, dove proprio in quel momento sta predicando il cappellano del vescovo, Arnaldo, frate del convento della comunità di S. Francesco. Senza alcuna vergogna, rovescia ai suoi piedi tutto il peso dei propri peccati in ’una totale confessione’. Dopo la confessione, Angela si abbandona al pianto e al dolore per l'oltraggio reso a Dio con le proprie colpe, ma capisce anche che, per la prima volta, ha cominciato a sperimentare veramente Dio insieme alla pace della coscienza. Ha trentasette anni, siamo nell'anno 1285. Entra subito in lei un'ossessiva ricerca di una povertà radicale e assoluta. Vende terreni, palazzi, si spoglia dei suoi lussuosi vestiti e dei gioielli, mette da parte anche gli affetti umani, si priva persino del suo cascinale, il Casalenum, la più bella proprietà fuori città a cui è legata e ove ama ritirarsi per trovare pace e serenità.
Viaggio ad Assisi
Sono trascorsi sei anni da quando si era convertita da una vita vanitosa e mondana, a quella che ora vive, di penitenza e di volontaria povertà. Da quando è iniziata la sua vita nuova, ha camminato senza sosta nella via della perfezione. Pietra su pietra, passo dopo passo (ne ha contati già diciotto), si era avventurata in un cammino all'inizio aspro e penoso, ma poi sempre più spedito, con momenti di smantellamento e di ricostruzione, di morte e di vita, ma ricco anche di straordinari interventi divini. Ormai Angela è pronta per l'incontro e la scelta consapevole di Dio: ’Allora ebbi la mia grande esperienza della dolcezza di Dio nella contemplazione dell'Umanità e Divinità di Cristo ’ e pressata dal fuoco dell'amore di Dio, una sera, lo implora e lo invoca: ’Signore, quanto io faccio, non è che per trovarti. Ti troverò quando tutto sarà compiuto?’A un dato momento le fu chiesto: ’Che vuoi?’ E lei: ’Non voglio oro né argento, e se mi donassi il mondo intero, non vorrei che Te’. Egli rispose: ’Affrettati, perché subito, quando avrai compiuto ogni cosa, tutta la Trinità verrà in te’. È il primo 'fiat' di Angela. Altri più impegnativi le saranno richiesti nel corso della sua vita Qualche giorno prima della festa del Santo (4 ottobre 1291), Angela si reca ad Assisi per pregare san Francesco perché interceda per lei presso Dio per ottenere ’di poter sentire Cristo, di poter osservare perfettamente la regola francescana, recentemente promessa, e di saper vivere e morire da povera’. La strada tra Foligno e Assisi, passando per Spello, non è tanta (17 km) né faticosa, ma in quel giorno appare interminabile perché la pellegrina si attarda a conversare con qualcosa di invisibile che le impedisce di avanzare. Dopo qualche ora di cammino, nei pressi di una chiesetta dedicata alla SS. Trinità, che si eleva su un piccolo poggio situato alla confluenza delle strade per Perugia e per Assisi, si realizza la promessa fatta da Dio ad Angela qualche giorno prima. Subito una voce dolce come una brezza, ma forte e chiara come lo scroscio di un torrente, le scende nel cuore: ’Ti sei rivolta al mio servo Francesco, ma io non ho voluto mandarti altro nunzio. Io sono lo Spirito Santo, che venni in te per concederti consolazione quale mai hai provata. E verrò con te, stando in te, fino alla chiesa di S. Francesco, perché nessuno lo sappia. Voglio venir parlando con te lungo questa via, né cesserò mai di parlarti, e tu non potrai fare altro, perché io ti ho rapita. Non mi allontanerò da te finché non sarai entrata per la seconda volta nella chiesa di S. Francesco. Solo allora ti lascerò, ma giammai in avvenire mi allontanerò da te, se mi ami’. È la prima volta che Angela ascolta la voce di Dio invisibile in modo così chiaro, perciò si sente immediatamente catturata dalle ineffabili trame dell'amore di Dio. Benché tutta pervasa di ebbrezza divina, l'anima di Angela è attraversata dal dubbio e dal sospetto che sia lo spirito del male a tentarla e osa gridare: ’Se tu fossi lo Spirito Santo, non mi diresti queste parole, ché non è giusto; sono infatti una creatura debole e potrei averne vanagloria’. La risposta non si fa attendere: ’Prova a pensare se di queste cose tu puoi mai trarne vanagloria con cui tu possa insuperbirti e uscire fuori da queste parole, se puoi ’. Angela accetta la sfida e comincia a pensare le cose più strane ed anche peccaminose per sottrarsi alle strette dell'invisibile, ma sono tutti i suoi peccati che le si presentano: per sfuggire a quelle parole, cerca di distrarsi guardando i vigneti e le altre cose, ma ovunque guardi, la voce le ripete: ’Questa è creatura mia’. Il dialogo mistico così si annoda e si snoda con lotte apparenti e cedimenti all'amore: sembrano le stesse espressioni che si ripetono, ma la felicità che suscitano è sempre nuova.
’Così ti terrò stretta ...’
Dopo aver fatto visita alla tomba di Francesco ed aver spiritualmente colloquiato con lui, Angela con i suoi compagni sale alla Basilica Superiore. Incantata dall'armonia del luogo, alza lo sguardo verso l'alto e, fissando la prima vetrata a sinistra dell'ingresso, rimane colpita dall'immagine del Cristo che stringe al petto Francesco. In un attimo la sua anima è totalmente rapita e, nell'estasi, sente una voce ormai familiare: ’Così ti terrò stretta e molto più che tu possa vedere con gli occhi del corpo, figlia mia cara, mio tempio, mia diletta’. E vede venire verso di sé una ’Cosa’ piena, una maestà immensa della quale non si può dire altro che era il Sommo Bene, il Sommo Amore, che la ricolma di ineffabile felicità. Subito però la voce riprende a parlare: ’Figlia mia cara, mio tempio, mia delizia, ora è venuto il momento che io ti lasci, ma non ti abbandonerò mai, se tu mi amerai’. E mentre la divina presenza si allontana lentamente, con indicibile soavità e a poco a poco, Angela scoppia in alte grida e senza ritegno urla: ’Amore non conosciuto, perché mi abbandoni? Amore non conosciuto, perché, perché, perché?’
’Quando sarai tornata a casa’
Scacciata da frate Arnaldo per le sue urla scomposte, Angela se ne ritorna a Foligno sconvolta, ripensando agli avvenimenti appena trascorsi, che le si stagliano nitidi nella memoria e soprattutto alle tante locuzioni divine che ha potuto ascoltare, ma anche riempita di immensa letizia. ’Figlia e sposa mia dolce, ti amo più di ogni creatura: tutta la tua vita, il modo come mangi e bevi e dormi, e il tuo vivere, tutto mi piace’. E pensare che fino a sei anni prima non aveva messo piede più in chiesa, anzi si faceva beffe di chi la frequentava e conduceva una vita mondana e scandalosa! Potenza straordinaria della bontà e della misericordia di Dio!
La Seconda Trasformazione .
La seconda trasformazione, che comprende i primi cinque passi supplementari (1291-1294), si ha ’quando l'anima si unisce a Dio ed è capace di sperimentare sentimenti elevati e dolcezze che provengono da Dio e possono essere pensate ed espresse con parole’. Essa introduce nel primo grado di vita mistica: l'anima desidera ’ardentemente trasformare se stessa fino a possedere le proprietà dell'Amato’. Armonia interiore, rettitudine, immutabilità: sono questi i riflessi dell'unione mistica con Dio che vengono partecipati all'anima nella sua ascesa alle perfezioni di Dio. Angela si è preparata alla grazia della vita mistica con una sequela continua e sempre più esigente del Cristo crocifisso e passionato, unica via di accesso al Padre, perché ’Egli, il Cristo, è la via che conduce a Dio e in Dio, per l'amore’. Per entrare nel seno della Trinità non c'è altro mezzo che il Cristo crocifisso, quindi l'anima che desidera fare questo viaggio e raggiungere tale meta ’deve volere per sé la perfetta crocifissione del Cristo con i suoi dolori, la povertà e il disprezzo’. Certamente la trasformazione mistica nella divinità è un dono di Dio, il più sublime che l'anima possa ricevere, ma ad esso l'anima si deve disporre con umiltà senza pretese e con retto amore. Per Angela e per tutte le creature mistiche Dio è un universo immenso senza confini e benché misterioso, lo si può conoscere finché ci assiste la nostra intelligenza e soprattutto lo si può amare senza che nessuno ci dica: basta. È questa la felicità eterna: godere Dio a faccia a faccia, per sempre. Nella prima trasformazione, appartenente alla fase ascetica, l'anima ha scalato con fatica e coraggio il Cristo crocifisso librato tra terra e cielo, con i piedi immerso nel nostro mondo e con la testa nell'universo di Dio, nel seno della Trinità. Tra questi due mondi non ci sarebbe alcuna comunicazione, se non la stabilisse Cristo con il suo corpo disteso e innalzato sulla croce, diventando così l'unico mediatore tra cielo e terra, tra Dio e l'uomo. In questa seconda trasformazione Angela sperimenta qualcosa che appartiene alla natura di Dio e cioè i suoi attributi, come la bellezza, la sapienza, la potenza, l'umiltà, la volontà, la giustizia e l'amore che, pur essendo in Dio una cosa sola con la sua Essenza, tuttavia si manifestano all'anima quali fossero parti di essa.
La preghiera
Non conosciamo quale posto abbia avuto la preghiera nei primi trentasette anni di vita di Angela, forse nessuno. Più verosimilmente, non si può escludere qualche invocazione o espressione devozionale nei momenti del bisogno e di paura, ininfluente tuttavia per stabilire una autentica relazione con Dio. All'inizio della sua conversione, non osando rivolgersi direttamente a Dio, prega il santo di Assisi perché le sembra più ’familiare’. E Francesco risponde alle sue invocazioni e le trasmette la grazia di una vera e completa confessione. Subito dopo spinta dalla grazia che le fa conoscere più a fondo i suoi peccati, ma anche la misericordia di Dio, prega ’con un grande fuoco d'amore tutte le creature la Vergine e i santi’. Soltanto nel sedicesimo passo si parla di una preghiera specifica recitata da Angela, il Pater noster: ’Mentre pregavo egli pose nel mio cuore il 'Pater noster' con tanta chiara comprensione della bontà sua e della mia indegnità che ogni singola parola era illustrata nel mio cuore ... Cominciavo a gustare qualcosa delle cose celesti, poiché in quella preghiera, più che in alcun'altra, mi si rivelava con grande chiarezza tutta la bontà divina, e ancor oggi mi succede’. In seguito parlando della stessa preghiera ai suoi discepoli, dirà non senza una punta di ironia: ’Quando preghi 'Padre Nostro', devi pensare a quello che dici; non devi correre, preoccupato di ripetere tante preghiere, come fanno certe donne che pare lavorino a cottimo’. Tante altre cose Angela insegnerà ai suoi figli spirituali sulla preghiera sostenendo con forza la sua necessità universale: ’Senza la luce di Dio nessun uomo si salva. Essa fa muovere all'uomo i primi passi; essa lo conduce al vertice della perfezione. Perciò, se vuoi cominciare a possedere questa luce di Dio, prega; se sei già impegnato nella salita della perfezione e vuoi che questa luce in te aumenti, prega; se sei giunto al vertice della perfezione e vuoi ancora luce per poterti in essa mantenere, prega; se vuoi la fede, prega; se vuoi l'obbedienza, la castità, l'umiltà, la mansuetudine, la fortezza, prega. Qualunque virtù tu desideri, prega. E prega leggendo nel libro della vita, cioè nella vita del Dio-Uomo Gesù, che fu tutto povertà, dolore, disprezzo e perfetta obbedienza’.
L'EUCARISTIA
l'incontro di Angela con Gesù eucaristia era cominciato male: si era accostata molte volte alla comunione - riferisce Arnaldo avendo dei peccati nell'anima, poiché la vergogna le impediva di fare una completa confessione’. Soltanto con l'intervento di san Francesco, da lei pregato, riesce a fare una vera confessione e ad accostarsi degnamente al banchetto eucaristico. dopo tanti anni di lontananza da Dio e dalla comunione. Questo dramma iniziale resterà nella coscienza di Angela come un monito per la sua vita e come insegnamento ai suoi discepoli: ’Ogni uomo deve avvicinarsi a un tale e così grande bene, a una simile mensa con grande rispetto, con ogni purezza, con grande timore e con grande amore’. Alla fine del primo passo supplementare, Arnaldo ricorda le prime esperienze e visioni eucaristiche di Angela, dalle quali appare ormai chiaro come l'eucaristia sia il punto sicuro di riferimento di tutto il suo cammino spirituale. In seguito sperimenterà la presenza di Cristo eucaristico non in una visione, ma in un sentimento profondo, inequivocabile. In una messa celebrata dallo stesso frate Arnaldo le viene detto durante l'elevazione: ’Qui è tutta la gioia degli angeli, qui è la letizia dei santi, qui è tutta la tua felicità. In questo momento il Figlio di Dio, nella sua umanità e divinità, si trova sull'altare ed è in compagnia di una immensa moltitudine di angeli’. Davanti a questo sacramento nel quale cielo e terra si rispondono, e ogni labbro si apre alla stessa adorazione, anche a noi sembra di udire la voce ascoltata da Angela: ’Qui è la tua felicità!’.
La Madonna
Tutte le fasi del cammino spirituale di Angela portano l'impronta di Maria, anche se nel suo Liber non è facile ricostruire una sua mariologia; più che dottrina emergono elementi di vita vissuta. Troviamo Maria già all'inizio dell'itinerario spirituale di Angela; alla beata Vergine lei ricorre perché le ottenga il perdono dei suoi peccati: sarà ancora lei, la Vergine Maria ad ottenere la grazia di poter passare da una vita di dolore, di rimorsi e di disperazione, alle prime consolazioni divine, preludio della vita mistica e alla profonda conoscenza della passione di Cristo. Spesso Angela vede la Vergine che le appare e la consola: L'anima fu innalzata e vide la Madonna che in quei momento entrava nel Tempio, e le andò incontro con grande riverenza ed affetto. La Madonna mi porse suo figlio e disse: 'Prendi o innamorata del Figlio mio'. Cosi dicendo depose tra le mia braccia il Figlio suo che sembrava avere gli occhi chiusi, quasi dormisse . . . Avvolto nei panni e stretto nelle fasce rimase tra le mie braccia quasi nudo, apri i suoi occhi, li alzo verso di me e mi guardo. Nel guardare quegli occhi provai tanto amore che fui completamente vinta . . . Avvicinai il mio viso al suo fino ad accostare la mia guancia alla sua. Fui penetrata allora come da un fuoco vedendo i suoi occhi che si aprivano e si rivolgevano verso di me ... Un bene, una felicità indescrivibile promanava dai suoi occhi, tanto che non sono capace di descrivere quello che in quel momento provai. Allora all'improvviso mi si rivelò un'immensa Maestà che disse: 'Chi non mi avrà visto piccolo, non mi vedrà grande’'. L'aspetto predominante della devozione mariana di Angela è la maternità spirituale di Maria, madre di tutti gli uomini; per loro intercede, per loro prega; è lei la madre della grazia. senza la quale non si può camminare verso il cielo. A lei Angela si affida pienamente nel suo cammino personale di perfezione ed anche come a modello a cui conformarsi nel compito affidatole da Dio stesso di diventare madre spirituale di una moltitudine di figli sparsi al di qua e al di là del mare. Angela imparerà da Maria a staccarsi dalle cose, ma soprattutto dagli affetti, pur sacrosanti verso i figli del suo grembo, per un amore più grande, per una maternità liberata dai naturali legami del sangue.
La terza trasformazione.
La terza trasformazione comprende gli ultimi due passi supplementari, il sesto e il settimo (1294-1296). Attraverso una radicale purificazione, Angela accede nel ’seno stesso della Trinità. Quando l'anima, con un'unione perfettissima, si trasforma in Dio e Dio si trasforma in essa, allora sente e sperimenta cose altissime che appartengono a Dio e sono tali da non poter essere espresse con parole o pensate’. In questa terza trasformazione viene infusa nell'anima dalla grazia una particolare sapienza per mezzo della quale l'anima sa governare l'amore di Dio e del prossimo, perché quanto più è unita a Dio, tanto meno è soggetta a mutamenti. Ma prima di arrivare a questi vertici di vita mistica, l'anima di Angela deve passare per un 'autentica fornace di fuoco e subire una serie di purificazioni radicali e terribili, che i teologi e i mistici definiscono: ’notti oscure del senso’ e ’notti oscure dell'anima’ e che Angela chiama: ’tenebre’ e ’tenebra’; e comportano effetti devastanti sul corpo e sull'anima.
’La notte oscura’
Angela è incamminata ormal verso le più alte vette della vita spirituale e Dio la sta elevando a partecipare alla sua stessa vita ma, per arrivare a ciò, deve passare attraverso purificazioni fisiche e spirituali. Per due anni, in continuazione, passa dal cielo all'inferno, sentendosi scelta e dannata, figlia carissima di Dio e spaventevole trastullo dei demoni. ’Per quanto riguarda le sue sofferenze fisiche - così inizia Arnaldo - la sentii dire che non le era rimasta una parte del corpo che non soffrisse orribilmente... e quelle dell'anima erano incomparabilmente maggiori’. Con una immagine plastica e raccapricciante Angela descrive le torture che i demoni fanno subire alla sua anima: ’Vedo i demoni che impiccano l'anima mia in modo che, come all'impiccato non rimane alcun sostegno, così nessun appoggio sembra restare ad essa, e tutte le virtù dell'anima vengono sovvertite sotto gli occhi stessi dell'anima che vede, constata e rimane attonita’. Dio concede ad Angela di capire fino in fondo il valore redentivo e purificativo della sofferenza e dell'umiltà. ’Ma ora riconosco che dalla lotta tra l'umiltà e la superbia deriva una totale purificazione dell'anima. non ci si può salvare senza umiltà, e quanto è maggiore l'umiltà, maggiore è la perfezione a cui l'anima perviene. Per questo, quanto più l'anima è prostrata, svilita ed umiliata, tanto essa è purgata e purificata e pronta ad essere maggiormente innalzata ’.
Il tuffo nell'Assoluto
L'altissima esperienza di Dio, narrata da frate Arnaldo nel settimo ed ultimo passo supplementare procede in un primo momento insieme con le terribili purificazioni del sesto e poi resta sovrana ed incontrastata. (cf. II, 77-79). La Trinità sarà il punto centrale di questo nuovo ciclo di visioni che comprendono due periodi di circa dodici mesi ciascuno. Visioni nelle tenebre e con le tenebre nel primo, visioni sopra le tenebre nel secondo. Angela parla di tali visioni dopo averle sperimentate migliaia di volte; e parla soprattutto degli effetti che producono sull'anima e sul corpo con un'abbondanza di dettagli e chiarezza difficilmente rintracciabili altrove. ’Fui tolta e separata da tutte le cose che prima avevo e nelle quali era tutta la mia gioia, come la vita e l'umanità di Cristo, i suoi dolori, la povertà e la croce che era diventata il mio unico riposo e il mio letto .. Dio dapprima si rivela all 'anima in quelle dolcissime operazioni che si compiono nell 'anima - è Lui che le compie - poi si comunica all'anima manifestandosi a lei e donandole doni ancora più grandi attraverso una certezza sempre maggiore e una chiarezza che non può essere descritta agli altri’. La possibilità della descrizione, a queslo punto, si trova davanti a difficoltà insormontabili: la parola viene meno ed Angela, quasi scoraggiata da questo immane compito di esprimere l'inesprimibile, è costretta a confessare ’Il mio dire è un devastare e un bestemmiare’ e, alla fine, non potrà che dire ’Il mio segreto a me’ e tacerà per sempre; ma prima, per nostra grande fortuna, cercherà con ogni mezzo ed in ogni modo di ’balbettare’ tutto quello che potrà, per dare anche a noi la possibilità di guardare, non da troppo lontano, gli insondabili splendori di Dio.
IL TRANSITO
Sofferenze di ogni genere hanno accompagnato tutta la vita di Angela. Verso la fine del Memoriale frate Arnaldo annota: ’Fu sempre assai malata, e riusciva amangiare assai poco, tutavia era ben florida e colorita, benché le membra del suo corpo e gli arti fossero tumefatti e pieni di dolori. Con molta sofferenza riuscicva a muoversi e a camminare o anche a sedere, ma tutti questi dolori e infermità del corpo li considerò sempre pochissimo’. Alla fine di settembre Angela è costretta a mettersi a letto, amorevolmente vegliata ed assistita dai suoi numerosi figli spirituali di Foligno e da quelli venuti anche di lontano. Fa perciò chiamare il frate scrittore, che aveva preso il posto di frate Arnaldo, e ’lo costringe, poiché egli si mostra quasi riluttante, a scrivere la sua ultima lettera’
Dall'ultima lettera
Il mio Dio si è fatto carne per farmi Dio ’. ’Mio Dio, fammi degna d i conoscere l'altissimo mistero che proviene dall'infuocato e ineffabile tuo amore e dall'amore delle tre Persone della Trinità. L'Incarnazione compie in noi due cose: la prima è che ci riempie d'amore; la seconda che ci rende certi della nostra salvezza. O carità che nessuno può comprendere! O amore al di sopra del quale non c'è amore maggiore: il mio Dio si è fatto carne perfarmi Dio! O a more sviscerato: hai disfatto te per far me nel momenlo in cui ti rivestivi della nostra carne. Hai dissfatto te: non certo nel senso che da te e dalla tua divinità sia venuto a mancare qualcosa! L'abisso del tuo farti Uomo strappa alle mie labbra parole così sviscerate! Tu, I'Incomprensibile, che ti fai capire da tutti; tu, I'Increato, che ti sei fatto creatura; tu, l'Inconcepibile, che entri nella mente di tutti; tu l'Eterno Spirito, che tifai toccare dalle mani degli uomini! Dio, fammi degna di gettare uno sguardo nella profondità di questo profondissimo amore che hai voluto mettere in comune con noi nella tua Incarnazione. O felice colpa, che ci hai meritato di vedere l'abisso dell'amore di Dio prima nascosto ai nostri occhi! Davvero non posso immaginare una contemplazione più grande di questa. O Dio Altissimo, fammi capace di intendere l'altissimo e Ineffabile tuo amore!’.
La cella come altare
I suoi discepoli sono tutti presenti e si accalcano nella sua cella per non perdere nessuna delle sue ultime raccomandazioni e delle sue parole. Nella sua cella quasi vuota, poverissima di cose, ma ripiena di cielo e di pace, Angela ha combattuto le sue battaglie contro se stessa e contro le attrattive del mondo; qui ha gridato al Signore i suoi dubbi e le sue angosce; ma qui pure ha trovato conforto nella preghiera ed è stata consolata da celesti visioni. Da qui sono partite le lettere ai discepoli per esortarli a seguire la via della croce che porta al cielo. Lettere scritte con l'anima e con il cuore: ’Figli miei diletti', ’Figli cari', ’Carissimi’, ’O figli, carissimi all'anima mia’, ’Figlio carissimo ed intimo’. In esse Angela si mostra maestra provvida, profonda conoscitrice del cuore umano, guida risoluta che conforta ed esorta a seguire la via della croce, praticando la vera povertà, l'umiltà del cuore. Non solo con la sua povertà materiale, ma con quella di spirito, Angela ha insegnato a superare il proprio io e a trovare in tutto la concordia degli animi: ’Carissimi figli dell' anima mia, desidero per uoi che abbiate tutti l'unità di pensiero e che tra voi non esistano divisioni’. Punto sicuro di riferimento per l'altissimo esempio di povertà per i suoi figli spirituali, Angela lo è stato però in modo ineguagliabile per il suo insegnamento sull'amore. Per Angela l'amore è ’oggetto’ difficile da trattare, ma soprattutto a vivere giustamente, tanto che raccomanda di averlo sempre in sospetto: ’Non esiste al mondo né uomo né diavolo, né alcuna cosa che io consideri così sospetto come l'amore, poiché l'amore penetra dentro l'anima più di ogni altra cosa’. ’Viprego - ripeteva a tutti - appartenete a voi stessi e non consegnatevi a nessuna creatura, ma datevi interamente a Colui che è’.
’Non ti ho amato per scherzo’
A tutti questi suoi figli spirituali Angela ricorda, ora, quel fatto che era rimasto scolpito nella sua anima: vn mercoledì della settimana santa meditavo sulla morte del Figlio di Dio che si èfatto uomo e mi sforzavo di scacciar via dalla mente ogni altropensiero per avere l'anima tutta raccolta nella passione e nella morte del Figlio di Dio. E mentre me ne stavo così, all'improvviso udii una voce che mi disse: 'Non ti ho amatoperscherzo'. Questaparola mi colpì come una ferita di dolore e subito gli occhi della mia anima si aprirono e compresi come erano vere quelle parole e vidi quanto aveva fatto il Figlio diDio per manifestarmi il suo amore. Dall'altra parte vedevo che in me c'era tutto il contrario, poiché non lo amavo che per scherzo e con poca verità. E questa constatazione mi era diventata una pena mortale, così intollerabile che mi pareva di morire’. E dopo una lunga ora di silenzio, quasi venisse da lontano, aggiunge: ’Ogni creatura viene meno! Tutta l'intelligenza degli angeli non basta!’. E a coloro che l'interrogano: ’In che cosa ogni creatura viene meno, e a che cosa l'intelligenza degli angeli non basta?’ risponde: ’A comprendere’. Poi si assopisce mentre alcuni la vegliano gelosi e attenti per non perdere neppure una delle sue parole. Si risveglia all'alba della mattina seguente e, guardando tutti con affetto e riconoscenza per l'assistenza ricevuta, dice: ’Lo sapete che Gesù era una volta sulla barca in mezzo ad una gran tempesta? Così talvolta succede all'anima. Egli permette ch egiungano le tempeste e sembra dormire’.
Sorella morte
Ci sono tutti i suoi figli spirituali ad accompagnarla nell'ultimo viaggio. Lei è felice nel vederli e, benché soffra molto, un sorriso celestiale di una bellezza divina le inonda il volto scavato dal male ’Figli miei, volentieri vi direi qualche parola se fossi certa di non sbagliarmi sul mio stato di salute. Quelle cose che intendo dirvi, non le dico se non per esortarvi a seguire quel che io non sono stata capace di seguire: le dico solo per dar gloria a Dio, e affinché possano giovarvi. Non vorrei portare con me sotto terra nessuna cosa che potesse in qualche modo essere utile a voi’. ’. . . Figli miei, fate ogni sforzo per avere amore nei riguardi di ogni uomo, poiché, vi dico in verità, che la mia anima ha più ricevuto da Dio, quando ha pianto e sofferto con tutto il cuore per i peccati del prossimo che quando ha pianto per i propri peccati. Non c'è, infatti, maggiore carità qui sulla terra che soffrire per i peccati del prossimo. Fate di tutto per avere un tale amore che non e più della terra, ma del cielo’.
’Non giudicate nessuno, perché diverso e il giudizio di Dio da quello degli uomini. E solo il suo e vero ’. ’Infine, figli miei, siate piccoli e umili. Questo desiderio per voi e per me. Questo essere piccoli non ci fa desiderare la sufficienza che viene dallo studio e dal possesso di determinate capacità, ma inclina l'anima a vedere i suoi difetti e le sue miserie. Maledetti siano i beni che fanno insuperbire l'anima, come la potenza, gli onori, i privilegi.
Miei cari, me ne partirei più tranquilla se sapessi che, essendovi fatti piccoli, siete diventati un solo cuore, un solo corpo e un 'anima sola ’.
’Non voglio fare altro testamento che questo: vi raccomando l'amore scambievole. Vi lascio in eredita tutto ciò che possiedo: la vita di Cristo, la povertà, il dolore e il disprezzo’.
Così, quasi addormentandosi dolcemente, si spegne Angela, mentre nel firmamento si accende per l'eternità una nuova stella, riflesso della maestà di Dio e immagine della sua bontà. È il 4 gennaio dell'anno 1309.